Rivalutazione dell’assegno di mantenimento: una guida pratica

L’assegno di mantenimento può spettare al coniuge in sede di separazione, sotto forma di assegno divorzile in sede di divorzio, è previsto in ogni caso in favore dei figli anche se nati fuori dal matrimonio. La legge si preoccupa di garantire che il potere d’acquisto dell’assegno non venga eroso dall’inflazione. E’ pertanto prevista una rivalutazione annuale basata sugli indici Istat. In questo articolo, analizzeremo i meccanismi normativi e i criteri di calcolo per tale rivalutazione.

È importante distinguere tra l’assegno destinato ai figli e quello destinato al coniuge. Mentre la rivalutazione automatica per l’assegno a favore dei figli è espressamente prevista dall’art. 337-ter del codice civile, per l’assegno a favore del coniuge, la normativa di riferimento è l’art. 5 comma 7 della L. n. 898/1970 che si riferisce al divorzio. Tuttavia è principio unanimemente riconosciuto dalla Corte di Cassazione che l’art. 5 comma 7 della L. n. 898/1970 sia applicabile anche in caso di separazione, estendendone di fatto la previsione di un meccanismo di rivalutazione.

Come si calcola la rivalutazione annuale

La rivalutazione dell’assegno di mantenimento si calcola utilizzando l’indice FOI (indice delle Famiglie di Operai e Impiegati), pubblicato mensilmente sulla Gazzetta Ufficiale. Per determinare l’aumento annuale, si deve applicare la percentuale dell’indice FOI riferita al mese specificato nel provvedimento giudiziario dell’anno precedente, o in assenza, al mese della sottoscrizione dell’accordo o del deposito del ricorso. Il nuovo importo rivalutato sarà quindi utilizzato come base per il calcolo dell’aumento dell’anno successivo. L’adeguamento è automatico e sono dovuti gli arretrati in caso di mancata rivalutazione, fatti salvi gli effetti della prescrizione quinquennale.

Un esempio pratico

Supponiamo che un giudice abbia stabilito un assegno di mantenimento di € 400,00 a partire dal 30 dicembre 2020. Per rivalutare tale importo, occorre considerare l’indice FOI disponibile al 30 dicembre 2021 e applicarlo all’importo iniziale. La rivalutazione dovrà essere effettuata di anno in anno, tenendo conto dell’indice FOI di dicembre, che in questo caso è il mese di decorrenza dell’assegno. È importante sottolineare che, nel caso di provvedimenti provvisori, la data finale di decorrenza della rivalutazione sarà quella indicata nella sentenza definitiva.

La rivalutazione annuale dell’assegno di mantenimento è un meccanismo fondamentale per preservare il potere d’acquisto dei beneficiari e garantire la sua adeguatezza nel tempo. Comprendere le modalità di calcolo è importante per assicurarsi che la rivalutazione sia correttamente applicata. In caso di dubbi o difficoltà, è sempre consigliabile consultare un avvocato.

Foto di Allen Taylor su Unsplash

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Commenti

Una risposta a “Rivalutazione dell’assegno di mantenimento: una guida pratica”

  1. […] Secondo la legge, l’assegno è corrisposto dall’INPS ed è erogato al richiedente o, se espressamente richiesto, suddiviso in pari misura tra entrambi i genitori che esercitano la responsabilità genitoriale. Pertanto, in caso di affido condiviso, che rappresenta la maggior parte dei casi, è possibile prevedere che l’assegno unico sia versato ad entrambi i genitori al 50%, indipendentemente dal fatto che il genitore non collocatario versi o meno l’assegno di mantenimento per i figli. […]

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